Mercoledì 20 Ottobre 2004
 
   
Pierina, 74 anni, uccellatrice «multata per vendicazione»
Le guardie della Lega protezione uccelli sequestrano dodici archetti e quattro pettirossi a un’anziana che vive in una contrada del Baldo: pagherà 412 euro di contravvenzione
 

 

Se c’è un giudice, a Berlino, dorma tranquillo; la Pierina è rea confessa, pagherà la multa e ha già pronta la motivazione della sentenza: «I m’ha fato la spia per vendicazione». Sul tavolo di castagno a Valvigiara, contrada isolata sul Monte Baldo, è pronto il bollettino per la contravvenzione: 412 euro che una delle tre figlie andrà a versare in posta a Caprino, perché la signora, 74 anni, «deteneva trappole vietate ed esercitava l’uccellagione».
Maria Pierina Giacomazzi abita da sola nella casa dove, a otto anni, imparò dal papà Giuseppe a fare archetti per catturare gli uccelli. Un modo per portare in tavola qualcosa da mangiare e per Pierina era tuttora così.
Ma le trappole sono proibite. Anche la Pierina doveva saperlo, anche se forse non era arrivata a immaginare che una uccellatrice d’annata come lei, perdipiù stanziale e abitudinaria, poteva diventare facile preda. Cosa fanno, infatti, i cacciatori che ci tengono alla propria rispettabilità venatoria? Denunciano i bracconieri.
L’operazione è scattata alle 8.20 di domenica. «Mi era là nel campo che metèa i me archetiòi», spiega la Pierina, non dopo aver dato dimostrazione di come si costruiscono gli archetti vietati «co ’l nisolàr», il legno di nocciolo. Ma qui censuriamo: istigazione a delinquere. «Ho sentìo bàterme su la spala. So’ restà: i’era in quatro òmeni a tèndarme». Le guardie volontarie della Lega italiana protezione uccelli, le più agguerrite. Intendiamoci: la Lipu fa bene a battere i monti a caccia di bracconieri. Per rifornire le clandestine mense che imbandiscono polenta e uccelli, ha documentato Bresciaoggi , c’è un fiorente mercato. Un pettirosso catturato di frodo si vende a due euro; così un uccellatore professionista (a uno hanno sequestato 23 reti) arriva a incassare 20-30 milioni di lire a stagione. Ma la Pierina di Valvigiara... «Mi me fasèa ’na polentièta co quatro piterèi, pora vecia», spiega da baldense madrelingua, specie rara quasi più dei pettirossi. Glieli hanno sequestrati dal frigo, gli uccellini pronti per la cena. Altro da dichiarare? «Se ne comandè, ’na sportìna de fasòi», ha proposto la fuorilegge ai difensori dei passeracei. Poi ha offerto loro il caffè e si è fatta anche consolare («Meio la multa de ’na malattia, i m’à dit»). Ma, come cantava De Andrè per il povero Geordie impiccato, pure lui cacciatore per fame, «anche se piangeranno per te, la legge non può cambiare».
L’ha presa con filosofia, la Pierina («Anca su la Rena, me toca andàr?»), come può una che vive senza televisione, con sei galline e il cane Lampo, «niente bestie da quando è morto me marì Aristide. Però vàrdo i cavài de la sposa: vèdelo quel là? El g’à el fiusèl». L’occhio della montanara ha individuato una ferita infetta e si inquieta per la povera bestia: ma i pettirossi con le zampette spezzate dagli archetti, quelli non le facevano pena? «L’uselèto, poarìn? Sì: el va insìma a l’archèt e, zac, el resta ciapà. Ma, casso e sacranòn... Ben: no se pol e no se ’l fa pì. Polentièta e osèi, amen».
Bisogna adeguarsi: anche Valvigiara cambia. Adesso, vicino all’indigena, ci sono una coppia svedese e una italo-polacca, che abitano rispettivamente l’ex granaio e l’ex fienile ristrutturati: «D’éle stranèsse, eh?»
Cambia il mondo, Pierina: anche in Piazza Erbe, a Verona, da anni la Tina dei carciofi ha smesso di vendere uccellini; l’ultima a chiedergliene fu una giornalista tedesca, giunta apposta con la sua troupe per filmare la crudeltà italica. Spennare passeri proprio a fianco dei canarini, in gabbia nel banco vicino...
Ci restò male, l’inviata, quando le spiegarono che adesso è verboten: neanche una spennatina così, giusto per le telecamere? Cosa non si farebbe, per amore degli animali.