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lunedì 04 giugno 2007 provincia pag. 16
Caccia. Il Tribunale amministrativo ha
dato torto alla Lega italiana protezione uccelli sui controlli delle
guardie volontarie
Tesserini, il Tar boccia la LIPU
L’assessore Coletto: «Punito dai giudici
l’atteggiamento persecutorio»
Il Tribunale amministrativo regionale dà torto alla LIPU, la
Lega italiana protezione uccelli che aveva tentato causa alla Provincia
perché le era stato vietato l’accesso ai tesserini dei cacciatori
dell’annata venatoria 2005-06. In pratica, a conclusione della stagione
(31 marzo), ogni cacciatore è tenuto a consegnare in Provincia i
tesserini sui quali ha annotato gli abbattimenti.
Servono a conoscere il prelievo venatorio, anche in deroga, e di
trasmetterne i dati riassuntivi alle amministrazioni competenti per
l’assunzione di eventuali interventi correttivi nella stagione venatoria
successiva.
Le guardie volontarie della LIPU, e di altre associazioni
faunistiche, controllano «sul campo» la corretta annotazione da parte
dei cacciatori di quanto catturato e redigono verbale quando riscontrano
discrepanze fra lo scritto e il carniere del cacciatore.
Ma quando la LIPU ha cercato di verificare se i dati contenuti
sui tesserini depositati in Provincia, relativi a determinati
cacciatori, corrispondessero alle schede compilate dagli stessi e ai
riscontri effettuati sul campo, si è di fatto vista negare l’accesso
alla documentazione. Di qui il ricorso al Tar, perso, con la condanna
anche a pagare le spese processuali (3mila euro più Iva).
Per la seconda sezione del Tribunale amministrativo del Veneto, la
normativa nazionale ed europea collega il concetto di informazione a
quello di ambiente, «ma la richiesta avanzata dalle guardie venatorie
volontarie della LIPU attiene ad informazione non riferentesi
alla fauna bensì ai comportamenti dei cacciatori che hanno depositato i
propri tesserini», scrivono i giudici del Tar, «e i compiti assegnati
alle guardie volontarie di conoscere questi comportamenti si esaurisce
nel controllo sul campo, tramite attività ispettive».
In pratica, per il Tar è legittimo che la LIPU controlli sul
territorio la correttezza del comportamento dei cacciatori, ma non che
faccia attività investigativa sui documenti.
Non è neppure sostenibile l’ipotesi che come cittadini possano accedere
alle informazioni contenute sui tesserini depositati «perché queste
notizie non riguardano affatto né l’ambiente, né la natura, né la fauna,
bensì comportamenti da verificare "sul campo" e non per una indagine
che, attenendo alla veridicità di quanto a suo tempo dichiarato,
riguarda, se mai ed eventualmente, altri poteri dello Stato», è il
parere del Tar, che respinge come infondato il ricorso.
Visibilmente soddisfatto della sentenza l’assessore provinciale alla
caccia Luca Coletto: «Credo che il Tar abbia sanzionato un atteggiamento
palesemente persecutorio della LIPU nei confronti dei cacciatori,
che intendeva sanzionarli anche dopo aver riconsegnato i tesserini e
quando non erano già più responsabili di quanto poteva trovarsi scritto.
Credo sia evidente che un corpo di vigilanza debba muoversi sul
territorio per far prevenzione e non per iniziative di tipo politico»,
attacca l’assessore, convinto che la legge sia dalla sua parte e per
questo intenzionato a resistere fino in giudizio alle richieste della
LIPU di accesso alla documentazione.
«Sono stato accusato di non difendere abbastanza i cacciatori», aggiunge
Coletto, «e credo che questa sia la miglior risposta, assieme agli
stanziamenti decisi fra lo scorso anno (109 mila euro) e quest’anno (250
mila euro) per miglioramenti ambientali. Sono soldi ricavati dalle
tassazioni sulla caccia e utilizzati per piantare siepi, boschi e
seminare medicai per lo sviluppo della fauna. I risultati sono
tangibili, perché nei tre anni del mio mandato», conclude l’assessore,
«le lepri sono passate da 1600 a 2800 nelle zone di ripopolamento e
cattura».
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