«Il passero non sarebbe dovuto diventare una
specie a rischio». L’allarme lo lancia Danilo Mainardi, noto
etologo e presidente onorario della Lega italiana protezione
uccelli (LIPU), che si fa promotore nel nostro paese della
campagna «Sos passeri». Se eravamo convinti che a rischio
estinzione ci fossero solo animali lontani dal nostro ambiente,
come balene e rinoceronti, dobbiamo ricrederci, perché anche
quei piccoli concittadini con le ali, che sono i passeri
europei, diffusi tanto in campagna quanto sui viali urbani, sono
decimati dal progresso. Il fenomeno è più evidente nel Nord
Europa, da dove è partita la campagna di Bird Life International,
della quale la LIPU è rappresentante in Italia. All’inizio degli
anni ’70 c’erano 12 milioni di coppie di passeri nei cieli
inglesi: oggi solo 6-7 milioni e Bird Life International ha
incluso per la prima volta il passero nella lista delle specie
minacciate.
Il passero è un generalista che si nutre in tanti modi e di
tante cose ed ha il vantaggio di essere adattabile,
caratteristica che gli ha permesso di sistemarsi in tutto il
mondo. Evidentemente, non basta: pur essendo prevalentemente
granivoro, il passero ha bisogno di insetti per svezzare la
prole e se non ne trova la mortalità delle nidiate è altissima,
oltre al fatto che in tutti i nidi ispezionati non si è trovato
più di un paio di uova per coppia. Il fenomeno non è rilevabile
in Europa in maniera uniforme ma puntiforme: si calcola che ci
sia stata una diminuzione del 50 per cento negli ultimi 10 anni
ma che a Londra sia del 66 per cento. In Italia un censimento è
stato fatto nella città di Livorno e Marco Dinetti della LIPU ha
potuto dimostrare una diminuzione del 53,6 per cento rispetto a
12 anni fa.
Le cause ipotizzate dagli studiosi sono diverse, non tutte
esclusive, non tutte determinanti allo stesso modo in aree
diverse. Nei giardini londinesi di Kensington c’erano 2.603
passeri nel 1925, mentre l’anno scorso sono stati censisti solo
4 maschi. Crolli di popolazione si sono registrati anche ad
Amsterdam e ad Amburgo, mentre viceversa a Berlino non ci sono
segni evidenti di crisi. Questo ha lasciato stupiti gli studiosi
che non hanno trovato una causa comune ai diversi cali di
popolazione.
Al meeting sul declino del passero europeo in ambiente urbano,
svoltosi all’Istituto di zoologia di Londra lo scorso febbraio,
37 studiosi di otto paesi hanno presentato le loro ricerche. Per
l’inglese Denis Summers-Smith, che studia questo gruppo di
uccelli dal 1947, la diminuzione in ambiente rurale è causata
dall’intensificazione agricola ma il declino nelle aree urbane,
iniziato negli anni ’90, ha altre origini e colpisce in
particolare le città più grandi. Il ricercatore ha ipotizzato
come cause più importanti la riduzione dei siti per i nidi con
le ristrutturazione dei tetti coibentati dell’edilizia moderna e
l’espansione urbanistica che comporta una minore disponibilità
di aree verdi e di conseguenza di cibo. In particolare
Summers-Smith ha puntato il dito contro l’introduzione della
benzina verde che eliminerebbe gli insetti con cui i passeri
nutrono la prole: la tesi sarebbe suffragata dal fatto che
l’inizio della diminuzione dei passeri è coincisa con il boom
della benzina verde e che a Parigi, dove ci sono più auto a
gasolio che a benzina ci sono più passeri che a Londra.
Mairead MacLean, dell’Università di Exeter nel Regno Unito, ha
ricercato gli effetti della predazione dei gatti domestici.
L’ornitologo olandese Guus van der Poel ha sottolineato che i
passeri sono spariti anche dai quartieri dove tutte le case sono
state costruite prima degli anni Cinquanta, pur con sottotetti
adatti alla nidificazione.
Resta il fatto che la popolazione di passeri
è in calo e un tabloid londinese ha offerto 8 mila sterline a
chi sappia dare una spiegazione scientifica e convincente del
fenomeno, mentre il British Trust for Onithology ha chiamato
migliaia di volontari a una campagna di censimento.
Anche a Verona la LIPU si sta muovendo per la campagna di
censimenti dei passeri. Francesco di Grazia, responsabile della
sede locale dell’associazione, indica le azioni concrete i cui
dettagli sono disponibili anche sul sito www.LIPU.it. «Si
possono fare donazioni per i nostri progetti, per acquistare e
installare un nido in un parco pubblico; per rendere sicuri
dieci metri di barriera fonoisolante di un’autostrada contro cui
si calcola si schiantino 3 milioni e 750 mila passeri all’anno;
per organizzare interventi di educazione ambientale a scuola;
per una giornata di studi ornitologi necessari a monitorare la
popolazione di passeri; per sostenere l’impegno LIPU a
migliorare la pianificazione urbanistica dei Comuni in senso
ecologico», spiega. Il censimento può essere fatto in ambiente
rurale o urbano, si compila la scheda, il censimento compilato
va poi spedito alla LIPU che lo inserisce nei dati nazionali.
Ci sono molti accorgimenti che ognuno può mettere in atto: dal
fornire cibo lasciando crescere erbe più alte in un angolo del
giardino, perché forniscano fiori e semi; installare una
mangiatoria per aiutare i passeri a superare i periodi in cui il
cibo in natura scarseggia; fornire rifugi con piante a cespuglio
e provvedere il gatto di casa di un collare con sonaglio per
avvertire gli uccelli della sua presenza. Si possono anche
collocare nidi artificiali.