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Il Piano faunistico. I privati
ora possono impedire alle «doppiette» l’accesso ai terreni per
esercitare l’attività venatoria
C’è un mese scarso di tempo per
chiedere che sui propri terreni non entrino i cacciatori.
L’approvazione del Piano faunistico venatorio per il
quinquennio 2007-2012, che è entrato in vigore lo scorso 1
febbraio, stabilisce infatti che privati ed enti,
proprietari o conduttori dei fondi agricoli, possano
chiedere di vietare la caccia sui propri terreni qualora
ricorrano particolari condizioni.
«Purtroppo è una facoltà che il piano regionale ha limitato per i cittadini veneti a soli trenta giorni», spiega Andrea Zanoni, presidente regionale della Lega per l’abolizione della caccia (Lac). In pratica, saranno valide per il prossimo quinquennio di caccia solo le limitazioni richieste in questo mese e autorizzate. È una finestra temporale che si apre ogni qualvolta viene approvato il Piano faunistico venatorio e l’ultima occasione era stata nel 1996. Poi, di proroga in proroga, il piano ha avuto validità fino ad oggi e quindi questa opportunità, per le possibili proroghe del piano, non è detto che si ripresenti fra cinque anni, alla scadenza naturale del piano. La domanda, per raccomandata con avviso di ricevimento, va inoltrata all’ufficio caccia della Provincia, secondo un fac-simile che può essere scaricato dal sito della Lac (www.lacveneto.it) o richiesto alla sede regionale (via Cadore 15/C interno 1 - 31100 Treviso) a cui possono essere chieste anche informazioni per la compilazione (telefono 347-9385856 in ore pasti). Giovedì 8 febbraio, alle 21, la Lega italiana protezione uccelli (LIPU) di Verona ha organizzato al Brio spa di Campagnola di Zevio un incontro con agricoltori e proprietari di fondi che desiderano essere informati sull’argomento. «È una vergogna che solo in Italia esista questo articolo 848 del codice civile che autorizza cacciatori e pescatori a entrare senza autorizzazione sui terreni privati», denuncia Francesco Di Grazia, responsabile veronese della LIPU, «e a questo proposito con la Lac stiamo organizzando una raccolta di firme per chiederne l’abolizione. Anche se la caccia fosse vietata sui terreni privati», insiste Di Grazia, «in Italia ci sarebbero migliaia di ettari di proprietà demaniale o pubblica a disposizione dei cacciatori e i disagi per loro sarebbero minimi, mentre la fauna troverebbe molte più oasi di tranquillità». Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale ha disincentivato al massimo, secondo gli esponenti ambientalisti, l’attuazione del sacrosanto diritto dei proprietari di opporsi all’ingresso di cacciatori sui propri fondi, con fastidiosi ostacoli alla pratica autorizzativa. «Infatti alla domanda si deve allegare una relazione di un tecnico abilitato (agronomo, geometra, ingegnere, architetto) per la cui prestazione professionale il cittadino dovrà sostenere delle spese», spiega Zanoni. «Inoltre è fissato un tetto massimo dell’1 per cento di territorio che può essere sottratto alla caccia, per cui anche domande motivate possono essere respinte se il quorum è già stato superato. Infine i terreni per cui si chiede l’esclusione devono avere particolari caratteristiche che limitano il diritto. «Devono esserci colture specializzate, o condotte con
sistemi sperimentali, oppure con fini di ricerca scientifica
e nella relazione accompagnatoria si devono indicare gli
interessi economici, sociali e ambientali che potrebbero
subire danno o disturbo dall’esercizio dell’attività
venatoria», spiega Zanoni.
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