Quale sia il grado di “educazione” e “rispetto della Natura” insito nei cacciatori italiani, è ben dimostrato dalle assurde stragi perpetrate durante la stagione venatoria, quando né animali né uomini hanno tregua o riparo alcuno.

L’elenco delle vittime umane degli incidenti di caccia è noto e purtroppo in continua crescita mentre, chissà perché, passa sottotono, ignorato o quasi dalla stampa ufficiale, l’elenco delle vittime “animali”: cani, gatti, animali da cortile oppure, fatto ancor più grave, esemplari selvatici di specie protetta. Cigni, lupi, orsi, gru, picchi, rapaci d’ogni genere, e chi più ne ha più ne metta.

Le associazioni venatorie, ed i politici ad esse legati, solitamente alzano la voce, chiedendo dei “distinguo”, affermando che chi compie vere e proprie stragi, o abbattimenti illegali, è un bracconiere, non un cacciatore. Nessuno però riesce a spiegare per quale motivo la maggioranza dei bracconieri sia in possesso di regolare licenza di caccia, o faccia parte di note associazioni venatorie (che ben si guardano dall’espellere i soci svelatisi bracconieri).

E neppure perché tanto s’invochi la depenalizzazione dei reati di caccia, considerato che le sanzioni penali previste dalla vigente legislazione in materia venatoria, colpiscono – sia pure con sanzioni irrisorie (e pertanto poco “educative”) – i comportamenti tipici dei bracconieri. Ad esempio la caccia in aree protette, in tempo di divieto, l’abbattimento di specie animali in via d’estinzione, e via dicendo (vedi art. 30 L.157/92), mentre le infrazioni meramente “veniali” sono giustamente punite con sanzioni amministrative (art.31 L.157/92).

Ma anche in questo caso, qualche diavoletto ci ha messo la coda. Forse nessuno si è accorto che nella vigente normativa manca la sanzione più importante: quella per chi caccia senza licenza. Mera dimenticanza del legislatore o che?

Ciò premesso, è appena il caso di rilevare che mai, come nell’anno in corso, siano stati scoperti tanti reati in materia di caccia.

Da un capo all’altro della penisola emergono episodi d’illegalità e di violenza più o meno gravi, che hanno come comune denominatore l’esercizio fraudolento della caccia. Caccia con mezzi più o meno leciti, a danno di specie animali rare o protette: falchi, poiane, fringuelli, e molti altri ancora, sono illecitamente abbattuti, catturati, venduti, in una girandola di miliardi guadagnati a spese del nostro patrimonio faunistico naturale.

Non è, infatti, un caso che spesso a questi loschi intrecci venatori sia legata la malavita comune. Droga, armi e animali protetti facevano parte di un lucroso business gestito da esponenti della banda Maniero, scoperto di recente dalla Forestale nel Vicentino, ed attorno al quale gravitavano cacciatori, associazioni venatorie, agenzie turistiche per viaggi di caccia e di piacere. Il guadagno? Stimato in circa 700 milioni la settimana.

E cosa dire del traffico illecito d’uccelli da richiamo, o del mercato sotterraneo di selvaggina, abbattuta da cacciatori senza scrupoli, con mezzi micidiali (reti, trappole, archetti, etc.), per rifornire ristoranti e “buongustai”? O del traffico d’uccelli rari impagliati per il mercato dei collezionisti privati? E via via sino ad arrivare al vandalo col fucile, che spara alla Poiana perché gli spaventa i Tordi da richiamo, per puro gusto di distruzione.

In tutto questo desolante quadro, s’inserisce l’attività della LIPU e delle altre associazioni ambientaliste che, a supporto dell’attività degli enti preposti (CFS e provincie), mettono in campo le loro Guardie Volontarie ed i loro Centri di Recupero per limitare il più possibile i danni da caccia alla fauna selvatica.

Ad esempio il Nucleo Guardie LIPU di Verona, da ottobre a dicembre compie servizi di vigilanza sui Monti Lessini, specie al confine con Vicenza, dove quanto mai attiva è l’uccellagione ed il bracconaggio a danno dei piccoli Fringillidi.

Diversi bracconieri sono stati scoperti e sanzionati e molti altri, pur “facendola franca”, hanno preferito cambiare aria.

Molti purtroppo anche i rapaci, più o meno rari, rinvenuti feriti e ricoverati presso il Centro di Recupero di Verona per le cure: Gufi di Palude, Poiane, Falchi pescatori, Sparvieri, Civette, addirittura due Sparvieri Levantini!

Tutti vittime della brutalità ed ignoranza dei cacciatori. Una delle ultime Poiane ricoverate è stata ferita da ben trentotto pallini da caccia, e per sua fortuna è stata prontamente soccorsa dai nostri volontari.

In ogni caso la stagione venatoria non è ancora finita, e purtroppo altri animali faranno spese della follia degli uomini, venendo feriti, uccisi, perseguitati. Ma questa è la storia della caccia in Italia …