Oltre 669 controlli eseguiti nel corso dello scorso anno,
1.234 trasgressori verbalizzati e 38 notizie di reato trascritte.
Sono stati inoltre sequestrati 7 fucili, 19 mezzi da pesca, 56
uccelli protetti morti e 77 chilogrammi di pesce morto e altri 19 di
pesce vivo, nonché diverse centinaia di uccelli protetti vivi posti
sotto sequestro.
Questa la sintesi dell’ultimo anno di attività della sezione
veronese della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), di cui è
responsabile Francesco Di Grazia, anche coordinatore del servizio di
vigilanza.
I reati più diffusi sono l’abbattimento di specie protette, l’uso di
attrezzature vietate e di falsi richiami: «Sul campo abbiamo notato
che è calato notevolmente il controllo sull’attività venatoria»,
denuncia Di Grazia, «in particolare sul lago di Garda, dove la
vigilanza, esclusa quella volontaria della Lipu, è praticamente
inesistente».
Quanto ai rimedi, Di Grazia una proposta l’avrebbe: «Oltre ad
aumentare la vigilanza, servirebbe anche per i cacciatori la licenza
a punti, come per la patente di guida: ogni trasgressione porta a
multe e a decurtazione dei punti, con l’obbligo di corsi formativi
per recuperare coscienza e responsabilità», sottolinea.
Solo nel corso della stagione venatoria, conclusasi lo scorso 31
gennaio, i quattordici agenti delle guardie volontarie del servizio
di vigilanza venatoria della Lipu hanno svolto ben 134 uscite sul
territorio della nostra provincia, collaborando con la Polizia
provinciale e quella comunale, con il Corpo Forestale dello Stato e
con le guardie volontarie dell’Enpa e delle associazioni venatorie
operanti nella provincia (Enal, Fidc e Anuu), redigendo
congiuntamente varie notizie di reato nonché verbali di accertamento
di violazioni amministrative in materia di caccia e pesca.
«Abbiamo sottoscritto complessivamente 129 verbali», rivela Di
Grazia, «a carico di 123 diverse persone. Ben 33 i reati accertati
in materia di caccia che hanno comportato la relativa denuncia
all’autorità giudiziaria per i responsabili, oltre a 5 reati
relativi ad altre fattispecie penali (maltrattamento animali e
scarichi abusivi), oltre a 52 controlli per materie diverse».
Nel periodo precedente all’apertura della caccia l’attività si è
estesa al controllo di segnalazioni di trappole e reti e contrasto
del bracconaggio, nonché di controllo dell’attività di pesca e di
allevamento e commercio di avifauna in base alla vigente
legislazione, che hanno portato alla redazione di circa 47 fra
verbali di accertamento per violazioni amministrative alle norme
sulla pesca e sulla caccia e notizie di reato.
«Sono stati controllati 209 pescatori e 40 altre persone in
relazione alla materia venatoria, per un totale di 61 uscite, con
5.194 chilometri percorsi in oltre 250 ore di servizio», precisa Di
Grazia.
«Durante la stagione venatoria le nostre pattuglie hanno effettuato
altre 73 uscite sul territorio della Provincia, per verificare il
rispetto della normativa in materia di caccia, per oltre 300 ore di
vigilanza e percorrendo 5.481 chilometri, controllando così 359
cacciatori, nonché 48 pescatori e redigendo 54 verbali di
accertamento di infrazioni amministrative alle norme sulla caccia e
sulla pesca e ben 28 notizie di reato, principalmente per
abbattimento e detenzione di fauna selvatica protetta e uso di mezzi
non consentiti, oltre ad abbandono di armi e munizioni ed eseguendo
numerosi sequestri».
È partita dall’attività della Lipu anche la segnalazione che ha
portato il Corpo forestale dello Stato incaricato dall'autorità
giudiziaria delle operazioni successive, ad eseguire 4 perquisizioni
con il sequestro di circa 900 uccelli vivi detenuti illegalmente,
oltre a reti, trappole, fauna protetta morta. L’operazione avviata
dalla Lipu ha permesso di smascherare alcuni individui che
esercitavano l’attività di allevamento di richiami vivi per uso
caccia solo come copertura di traffici di uccelli selvatici
illegalmente catturati ed inanellati con anelli falsi, allo scopo di
dimostrarne una presunta regolare provenienza da allevamento.
«È una gran mole di lavoro quella svolta dagli agenti volontari del
Servizio di vigilanza, nonostante lo scarso numero di effettivi e di
mezzi disponibili, per garantire il rispetto delle leggi in materia
di caccia e pesca», denuncia Di Grazia, «soprattutto se si
considerano i numeri della Provincia, dove gli agenti di polizia
sono 35, operanti 24 ore al giorno, ma nel corso del 2006 ci sono
state solo 32 notizie di reato contro bracconieri e cacciatori di
frodo.
«Però, invece di plaudire ad azioni di volontari che non hanno alcun
rimborso se non la soddisfazione di far rispettare la legge e di
difendere la natura, ci troviamo spesso ostacoli di tipo burocratico
che rendono più difficoltoso il nostro agire», precisa il
coordinatore.