Pur se quasi ignorato dalla stampa ufficiale, e volutamente sottostimato dall’Amministrazione Provinciale di Verona, il bracconaggio è ben presente ed attivo nella terra di Giulietta e Romeo.

Evidentemente l’amore per gli animali “vivi” non è particolarmente sentito nella terra dell’amore “romantico” di Shakespeariana memoria.

Prova ne sia che continui casi di bracconaggio siano segnalati dagli addetti ai lavori, e talvolta vengano alla luce con esiti clamorosi.

Camosci e caprioli sono abbattuti illegalmente sui monti. Tassi, volpi, faine, cani e gatti sono vittime di bocconi avvelenati, lacci, trappole, per non parlare dei piccoli uccelli migratori bersagliati dai fucili di migliaia di cacciatori, da reti, trappole per uccelli, vischio che uccidono centinaia di migliaia di pettirossi, fringuelli, migliarini, pispole, allodole, cesene … e via dicendo.

Ai Nembrotte autoctoni vanno poi aggiunti i transfughi delle vicine provincie di Vicenza e Brescia, la cui densità venatoria (ed il malcostume ad essa collegato) è così alta che molti cacciatori cercano altri “lidi” ove riempire il carniere.

Come poi venga riempito e tutt’altra faccenda. Dopo il clamoroso caso dei Bresciani in trasferta ad Oppeano (VR), che in periodo di caccia chiusa (agosto) si dilettavano a sparare a rondini e fagiani, un altro caso vede coinvolti due cacciatori di Bendizzole (BS), intenti ad un safari in quel di Sorgà (VR).

I due avevano adottato la tecnica dello “sparo libero, mordi e fuggi”.

Si spostavano in auto, fermandosi mezz’ora qui, mezz’ora lì, con il fonofil (strumento vietato) acceso, a sparare a tutto quello che passava, fosse protetto o meno. Una volta raccolto il bottino, si passava ad altre località, con medesimo copione.

Evidentemente la cosa rendeva bene se anche il 18 novembre i due amici ci hanno nuovamente provato.

Questa volta però gli è andata male. Intercettati dalla Polizia Provinciale e dalle Guardie Volontarie LIPU, ENAL e FIDC uno dei due, preso dal panico, si dava alla fuga, abbandonando il complice ed il bottino, nonché fonofil e munizioni.

Un bottino incredibile per una giornata di caccia: 51 migliarini di palude, 17 pispole, 4 fanelli, 1 cardellino, 2 tortore dal collare, 2 luì piccoli, un codirosso spazzacamino e 9 passere mattugie, tutte specie protette nei cui confronti la caccia non è consentita.

Dopo una lunga fuga, alla fine, anche il secondo cacciatore “si costituiva” venendo quindi denunciato, al pari dell’amico, per una lunga serie di reati venatori, per abbandono di munizioni, mentre armi, selvaggina e fonofil venivano sequestrati.

Il fatto ha avuto una vasta eco nell’ambiente venatorio locale, oltre che sulla stampa scaligera: si tratta dell’ennesimo caso di bracconaggio smascherato nel panorama della “omertà venatoria” italiana.