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giovedì 21 giugno 2007 cronaca pag. 19
Secondo la LIPU l’edificio dell’agenzia
per l’ambiente è una trappola. E chiede l’installazione di grosse reti,
lamiere e zanzariere
«Arpav pericolosa per i volatili»
Di Grazia: «Gli animali si schiantano sui
vetri». Cunego: «Solo pochi casi»
Il cielo terso e le fronde degli alberi che si rispecchiano
sull’architettura di una costruzione realizzata con grandi vetrate che
ne caratterizzano il perimetro esterno, altrimenti massiccio e
imponente.
Sembrerebbe quasi la descrizione di uno di quei palazzi pensati per
essere «a basso impatto ambientale», di certo in grado di migliorare la
visione di una zona della città ad alta densità di cemento armato. Tanto
più che il palazzo in questione è la sede veronese dell’Arpav, l’Agenzia
regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto. Ma la
costruzione è finita per diventare una temibile trappola per uccelli.
Secondo quanto denuncia la LIPU, Lega italiana protezione
uccelli, infatti, i poveri pennuti sarebbero tratti in inganno dagli
alberi e dal cielo riflessi nelle vetrate e, non distinguendo al
contrario degli uomini il vetro come sostanza, ci sbatterebbero
continuamente contro, restando uccisi nel violento impatto.
«Sono morti assolutamente inutili. E il paradosso è che accade proprio
nel palazzo dell’Arpav», denuncia Francesco Di Grazia, delegato
regionale della LIPU. «Abbiamo incontrato i responsabili facendo
loro presente la situazione e invitandoli ad attuare una soluzione
efficace. Ma, a distanza di un anno, nessuno ha ancora provveduto a
sistemare le cose».
Ma Giancarlo Cunego, direttore dell’Arpav, ribatte: «Prima del 2004 il
problema era evidente, ma è nettamente migliorato dopo che in accordo
con LIPU abbiamo provveduto a mettere le sagome, che oltretutto
abbiamo acquistato dalla LIPU stessa». Cunego vuole smorzare i
toni, affermando di non aver contato che un paio di casi da gennaio ad
oggi: «Numeri che non assomigliano certo a quelli di una strage. Mi
piacerebbe sapere, inoltre, se i palazzi vicino, che non hanno nemmeno i
finti uccellini sui vetri, vengono messi sotto accusa al pari nostro.
Comunque, tengo a precisare che ho già chiesto all’Ufficio tecnico di
analizzare la situazione e se c’è qualcosa ancora che possiamo fare, la
disponibilità è completa», conclude Cunego.
«Spetta ai vertici dell’Arpav decidere come intervenire, noi possiamo
solo dare loro alcuni suggerimenti. Il primo dei quali consiste
semplicemente nel lasciare le vetrate un po’ più sporche. In questo modo
le immagini riflesse sarebbero meno chiare e non confonderebbero i
volatili. Altre soluzioni sono indicate sul sito internet
www.tutelafauna.it», precisa Di Grazia.
Tra le opzioni elencate in rete, oltre a «un caldo invito a non
costruire più palazzi con vetri riflettenti che ogni anno in Europa
mietono milioni di vittime tra gli uccelli», quella di installare
retini, pannelli di tessuto a zanzariera, reti grosse o lamiere forate.
Poco efficaci, invece, gli adesivi a sagoma di volatili, molto frequenti
sulle barriere del suono o del vento lungo l’autostrada, e applicate
anche sulla facciata del palazzo dell’Arpav. «Le silohuettes di uccelli,
una delle soluzioni più utilizzate, sono spesso quasi invisibili e hanno
un’efficacia molto limitata. Inoltre anche quelle colorate offrono solo
una protezione parziale», si legge sul sito Tutelafauna. «Le sagome che
l’Arpav ha incollato sulle proprie vetrate hanno un’efficacia limitata,
che dura solo un certo periodo di tempo. Oltretutto non sono visibili
con tutte le condizioni di luce», sottolinea Di Grazia.
Ilaria Noro
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